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Dalla Signoria alla Repubblica Veneta

In modo analogo alle pricipali città del Nord Italia, anche Treviso assistette alla crisi della forma comunale ed il successivo passaggio alla forma di governo signorile. La prima famiglia ad impossessarsi di Treviso furono i Da Romano, signori del territorio tra il 1237 ed il 1260 quando si succedettero Ezzelino e Alberico da Romano. La città fu quindi preda di nuove lotte intestine tra i Guelfi filopapali ed i Ghibellini, sostenitori di un riavvicinamento all'Impero, tanto che solo nel 1283, a seguito della vittoria dei primi, si assistette ad una decisa ripresa economica e culturale durata fino al 1312. Benessere e ricchezza sottoposero Treviso e le città sue satelliti (Castelfranco Veneto, eretta dai Trevigiani contro i Padovani che le contrapposero Cittadella, Conegliano e Ceneda liberate dal dominio vescovile e sottratte a Belluno e Feltre) agli appetiti delle signorie contermine, specialmente a quelle dei Carraro e degli Scaligeri. Dominata dalla famiglia dei Da Camino, la Marca si trovò coinvolta in guerre e saccheggi nel periodo dal 1329 al 1388 e fu occupata dagli Scaligeri nel decennio 1329-1339. La lotta per il potere sulla città venne momentaneamente placata nel 1339 quando,datasi spontaneamente a Venezia, Treviso andò a costituire il primo terraferma della Serenissima Repubblica. Coinvolta assieme a Venezia nelle guerre per il primato sulla penisola italiana, la città fu retta dal Duca d'Austria tra il 1381 ed il 1384 per passare, nel 1384 e fino al 1388, ai Carraresi. Riunitasi nuovamente a Venezia, Treviso venne da quest'ultima trasformata in una vera propria fortezza e dotata delle sue celebri mura nel 1509 quando la Repubblica Veneta dovette resistere agli assalti della Lega di Cambrai. Il veronese Fra' Giocondo presiedette alle opere di ristrutturazione della città ed alla erezione di imponenti bastioni nonché alla predisposizione di mirabili opere idrauliche dentro e fuori le mura cittadine. I borghi furono ristrutturati, le porte d'accesso alla città passarono a tre (San Tomaso, Santi Quaranta ed Altinia) e la capacità difensiva fu tale da meritarsi i complimenti dell'erede al trono d'Austria, pure acerrimo avversario dei veneziani, che la definì imprendibile.

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